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Google Adwords fai da te? No Alpitour? Ahi Ahi Ahi ahi Ahi.…

By | 15 dicembre 2015

Come usare Google Adwords

Come usare Google Adwords:

fai da te? No Alpitour?Ahi ahi ahi ahi.…

Se non hai dieci anni (e probabilmente se stai leggendo questo post, qualche anno in più ce l’hai) non potrai non ricordare il famoso spot dell’Alpitour che “derideva” il turista fai da te che per risparmiare e far da solo, si ritrovava a dover affrontare tutta una serie di guai…

Io non mi occupo di viaggi, ma di web marketing per le aziende, e in diversi casi mi son ritrovato a voler recitare la frase dello spot con clienti che mi illustravano le loro campagne adwords “autogestite”…

E così è stato anche qualche settimana fa…il 29 ottobre scorso, per essere precisi. Riceviamo una email di un cliente che chiede consiglio: ha attivato da solo una campagna Adwords da qualche giorno, ma “non funziona” e ci chiede di dare un’occhiata per controllare che sia tutto a posto…
Sapevo già che situazione avrei potuto aspettarmi, ma dare una controllatina mi costava qualche minuto e quindi mi sono fatto fornire gli accessi al pannello Adwords del cliente per verificare la situazione.

Premessa

Google a questa pagina ti spiega come usare Google Adwords e come si ottiene la certificazione, e dice che serve che STUDI la maggior parte degli esami riportati (che per inciso, a fare solo quello, ti ci vogliono un paio di settimane), oltre a dover fare un po’ di pratica, fondamentale per Adwords, come per ogni cosa che si fa nella vita.

Quindi, già solo per questo, se ti viene la malsana idea di “spataccare” da solo con Adwords, sappi che stai commettendo un grosso errore. Ma siccome sai che tento ogni volta di argomentare al meglio le mie affermazioni spiegando con degli esempi, ti presento di seguito l’elenco degli errori commessi da questo cliente che mi chiedeva consiglio.

NOTA: giusto per non dare niente per scontato, se non conosci l’argomento, ho scritto tempo fa quest’articolo in cui spiego Cos’è Google Adwords.

I 6 GRAVI errori di questa campagna “Adwords Fai da te”

Come ti accennavo prima, mi faccio dare dal cliente gli accessi al pannello di Adwords, entro et…..voilà, questo è quello che ci trovo:

1) Nessuna impostazione delle Corrispondenze delle Keywords (GRAVE)

Questo è un punto molto importante, che probabilmente non conosci se non hai mai studiato almeno un po’ Adwords.

La forma di pubblicazione tradizionale degli annunci di Adwords sono gli “annunci di testo”, ovvero quegli annunci pubblicitari che appaiono nelle prime tre posizioni di Google o nella colonna destra del motore di ricerca. Per far apparire il proprio annuncio bisogna scegliere delle “parole chiave” per le quali si dice a Google di pubblicare la propria pubblicità quando un utente cerca quella parola chiave sul motore di ricerca. Bene…

Nell’inserire all’interno della propria campagna le keywords è NECESSARIO però impostare le CORRISPONDENZE.

Cosa sono le corrispondenze delle keywords

Le corrispondenze delle parole chiave sono un tipo di “configurazione” che deve essere adottata per decidere i criteri di pubblicazione dei nostri annunci. Mi spiego meglio.

Esistono 5 tipi di corrispondenza delle parole chiave, elencate nell’immagine sotto (a questo link la pagina di Google che le spiega meglio):

Corrispondenze keyowrds

Senza entrare troppo nel tecnico ti spiego la cosa più IMPORTANTE: nel 99% dei casi non va MAI UTILIZZATA la corrispondenza generica delle keywords, perché è quella che “allarga” troppo il target e disperde più di tutte le altre corrispondenze le tue risorse di budget.

Secondo te con quali corrispondenze aveva impostato le proprie keywords il cliente in questione?

Ovviamente SOLO CON LA CORRISPONDENZA GENERICA


2) Utilizzo della rete display

Google Rete displayContinuando  l’esame del pannello Adwords del cliente vedo che ci sono attive diverse campagne sulla rete display. La rete display è un’altra forma di pubblicazione degli annunci che Google ha messo a disposizione già da diverso tempo: in pratica è la possibilità che Adwords  da agli inserzionisti di pubblicare i propri annunci sotto forma di banner grafici (o anche annunci testuali) pubblicati sui siti facenti parte del network di Google (che sono un infinità…).

Qual è il problema di questo tipo di campagna? E’ molto semplice: converte MENO rispetto agli annunci di testo. E la motivazione è facile da comprendere.

Google ha fatto la sua fortuna immensa proprio perché a differenza dei media tradizionali nei quali gli utenti subiscono la pubblicità, Big G ha dato la straordinaria possibilità alle aziende di promuoversi quando l’utente sta cercando il prodotto o servizio in questione, e fa quindi una ricerca attiva e SCEGLIE di cliccare su un determinato link: il risultato di questo processo è che i tassi di conversione degli investimenti pubblicitari su Google è stato sempre molto più alto dei media tradizionali.

Questo processo però non avviene nella rete display (o almeno non in maniera diretta come per gli annunci di testo): infatti l’utente si ritrova la pubblicità banner nel sito di informazioni che sta visitando, ma non perché ha cercato attivamente quella pubblicità: di conseguenza i tassi di conversioni sono moooolto più bassi rispetto agli annunci di testo tradizionali.

E in questo caso NON andava usato questo tipo di promozione.


3) Numero di keywords attivate RIDICOLO

Numero di Keywords

Continuo nell’analisi e do un’occhiata alle keywords selezionate nei vari gruppi di annunci: in un gruppo trovo 2 keywords, in un altro 4 kewyords, in un altro 1 keyword e così via…

 

COSI’ NON si va da NESSUNA PARTE

Le kewyords da utilizzare per un gruppo di annunci NON POSSONO essere così poche! E’chiaro che a seconda del prodotto o servizio da promuovere ce ne possono essere più o meno, ma MAI così poche. Soprattutto per una campagna che come questa ha un target LOCALE che quindi ha volumi di ricerca inferiori rispetto ad un target nazionale: devi usare un numero di keywords molto più elevato, cercando tutte le varianti possibili in modo da far LAVORARE la campagna e intercettare i clic di tutti gli utenti interessati al tuo prodotto/servizio.

Infatti come stava lavorando la campagna di questo cliente?

MALISSIMO, ovviamente: una media di 9 CLIC al giorno con 20 CAMPAGNE ATTIVE, distribuite su 9 città italiane (praticamente 1 clic al giorno per ogni città in cui volevano promuoversi)


4) Budget per campagna INSUFFICIENTE

budget Google insufficenteAnche il budget impostato per ogni campagna era completamente sbagliato: c’erano impostati € 3 di budget giornaliero per le campagne sulle città più grosse…e si arrivava a € 1 per quelle più piccole.

Anche questo è un grave errore: impostare un budget così piccolo NON SERVE a NIENTE, se capire come usare Google Adwords con successo, un po’ di budget tocca investirlo, se non dedichi almeno € 10 al giorno per ogni campagna non puoi avere riscontri interessanti. In alcuni casi si può spendere anche qualcosina in meno, ma sono casi rari.

In buona sostanza: se NON hai budget per fare Adwords, NON LO FARE, perché farlo con le “monetine” non serve…


5) Nessuna corrispondenza INVERSA

corrispondenza inversaQuesto è un errore che vedo commettere un sacco di volte, spesso anche su campagne gestite da “colleghi”:  la totale assenza di corrispondenze inverse. Torno al punto 1) del post e ti rispiego cosa sono le corrispondenze inverse:

Puoi utilizzare la corrispondenza inversa per impedire che il tuo annuncio sia visualizzato da utenti che ricercano determinati termini. L’annuncio non viene pubblicato se un termine di ricerca contiene il termine della parola chiave a cui hai anteposto il segno meno (-). Le parole chiave a corrispondenza inversa sono particolarmente utili per filtrare il traffico non pertinente e impedire così i clic non desiderati.

L’uso della corrispondenza inversa è FONDAMENTALE per ridurre le dispersioni di budget, se non la usi, di sicuro BUTTI SOLDI…e infatti controllando la  campagna di questo cliente è andata così.

In pratica pubblicizzava i propri servizi pubblicando annunci per parole chiave con [nome servizio] + [nome città]. Facendo un esempio, usava keywords tipo “web agency rimini” (faccio un esempio diverso da quello del cliente per privacy).

Bene, controllando i termini di ricerca utilizzati dagli utenti per cliccare sull’annuncio ho trovato che una percentuale ENORME dei clic era stato fatto da utenti che usava keywords tipo “lavoro web agency rimini”, ovvero da utenti in cerca di lavoro presso quel tipo di azienda. E quindi il budget veniva DISPERSO verso utenti fuori target perché NON potenziali clienti.

Cosa andava fatto? Andava impostata la keyword “lavoro” come parola chiave a corrispondenza inversa, in modo da IMPEDIRE la pubblicazione dell’annuncio a tutti gli utenti che facevano quel tipo di ricerca.

NOTA: questo tipo di ottimizzazione lo seguiamo costantemente con le campagne dei nostri clienti ed abbiamo  anche una lista di keywords già pronte da impostare a corrispondenza inversa (ex. lavoro, gratis, gratuito, ecc ecc).


6) Nessun tracciamento delle conversioni

tracciamento conversioniDulcis in fundo, la campagna non aveva attivato nessun tracciamento delle conversioni: altro ERRORE GRAVISSIMO.

Se non tracci le conversioni di una campagna di Adwords perdi la possibilità di MISURARNE e MIGLIORARNE il rendimento.

Te lo spiego in maniera molto semplice: come dicevo prima, per una campagna vanno selezionate diverse keywords. Facciamo l’esempio che selezioniamo 30 keywords per una campagna. La si fa partire e la si lascia lavorare: tracciando le conversioni, col passare del tempo si verifica quali sono le keywords che convertono di più, quello che convertono di meno e quelle che non convertono per niente, e si agisce di conseguenza, mettendo in pausa quelle che non lavorano e aumentando il budget a quelle che lavorano di più.

Se non tracci le conversioni questo lavoro (fondamentale) non lo puoi fare!

Conclusione

Tra tutte le operazioni “Fai Da Te” che puoi fare online (siti web, SEO, email marketing ecc ecc), Adwords è quella che più ti SCONSIGLIO di fare: tutte quelle che ho visto in questi anni, erano inevitabilmente un’infruttuosa dispersione di denaro.

Nota bene: Anche se scegli di affidarti a qualche “esperto” sceglilo bene: i fuffaroli sono sempre in agguato!

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Sito web aziendale a € 800: ovvero come DISTRUGGERE tutto il posizionamento che avevi col sito vecchio azzerando i contatti commerciali che generava, affidando la realizzazione del sito nuovo allo studio grafico che fa le brochures per spendere meno…

By | 9 dicembre 2015

Sito di bassa qualità

Qualche giorno fa mi chiama un cliente (potenziale cliente in realtà, non è ancora un cliente effettivo), che avevo conosciuto se non ricordo male in primavera…Sconsolato mi dice di avere dei grossi problemi col nuovo sito, che aveva scelto di far realizzare allo studio grafico con cui collaborava da tempo , e che per ERRORI MADORNALI di progetto ed esecuzione, gli ha praticamente azzerato i contatti che riceveva e abbattuto la visibilità che col vecchio sito aveva ottenuto…

Questo cliente aveva rifiutato una nostra offerta in favore di questo fornitore, pur riconoscendoci una maggiore professionalità, ma “sai com’è, c’è la crisi, gli euri sono pochi e si risparmia dove si può….”

Premessa

Privacy del clientePer privacy del cliente non riporterò nell’articolo nessun riferimento diretto al sito vecchio e nuovo del cliente in questione. Quindi se cerchi le PROVE di quello che scriverò nell’articolo, fermati qui e NON proseguire la lettura perchè NON le troverai. Se invece ti fidi sulla parola di quello che scrivo, prosegui nella lettura (e magari trovi anche qualche informazione ineterssante per te…).

 

Il primo contatto

Come dicevo, questo cliente l’avevo conosciuto mesi or sono….Segue il mio blog, questo blog, e già in un’altra occasione mi aveva dimostrato il suo apprezzamento per gli articoli che scrivo…(fortunatamente c’è qualcuno a cui piacciono :-) )..

Aveva un sito vecchio, realizzato non ricordo quanti anni fa ma chiaramente obsoleto: l’aspetto grafico “tradiva” chiaramente tutti gli anni che il povero sito si portava addosso, e il cliente, in virtù del fatto che tra l’altro ovviamente il sito non era mobile friendly, si stava guardando intorno per scegliere il fornitore a cui affidare il restyling del nuovo sito web aziendale…

IMPORTANTE: il sito vecchio, per quanto “bruttino”, portava diversi contatti all’azienda in quanto aveva una “sezione catalogo prodotti” ben popolata con la descrizione di tutti i prodotti disponibili, e data anche l’anzianità del dominio e delle pagine web, si era posizionato “naturalmente” acquisendo una discreta visibilità che come dicevo prima, portava i suoi frutti….

La scelta

La sceltaQuesto cliente ci contatta in risposta ad uno degli articoli che aveva letto e che aveva particolarmente apprezzato, chiedendoci di formulargli un preventivo per la realizzazione del “sito nuovo”.

Come avete già capito dall’introduzione, alla fine il cliente sceglie di affidarsi ad uno “studio grafico”, che di lavoro principale ha sempre fatto le brochures, i biglietti da visita, ovvero tutti quei servizi tipici degli studi grafici che si occupano principalmente di immagine e siccome “smanettano col compiuter”, da un po’ fanno anche i siti internet.

E poi sai com’è, mi fanno un prezzaccio…eh si lo so, non ho dubbi che voi siate bravi…però c’è la crisi, e tocca risparmiare dove si può…

I problemi del nuovo sito

I problemi del nuovo sitoBene, sti gran geni di indernett dello studio grafico, gli fanno il sito nuovo…et voilà, ecco online il capolavoro del 2015.

“Ma…scusa un po’…fammici guardare…Nooooooooooo……..”

Il sito, ovviamente, fa PENA, e per non lasciare il giudizio in termini soggettivi, analizziamone i MACROPROBLEMI.

  • Aspetto grafico banale

Saranno anche uno studio grafico, ma il layout di questo sito è quanto di più banale si possa realizzare. Per carità, con quella somma spesa (ovvero € 800) non è che si possa pretendere chissà che, certo, ma da uno studio grafico ti aspetteresti un minimo guizzo di creatività, magari anche molto semplice, ma che giustifichi la loro professione: invece niente, classica slide centrale, sfondo monocolore uniforme e nessuna particolare formattazione del testo. Un sito come altri 9 miliardi già visti. Ma come dicevo, il cliente ha voluto spendere poco, ci può stare di risparmiare “sulla grafica”…

  • ASSENZA CATALOGO PRODOTTI

Questo è un errore GROSSO, GRAVISSIMO. Nel nuovo sito NON c’è il catalogo dei prodotti (presente e “pieno” nel vecchio sito) ed è stato sostituito da una FOTOGALLERY: MADORNALE errore di progettazione.

Ti spiego perché:

se un’azienda ha un sito col catalogo dei prodotti, vuol dire che ogni prodotto pubblicato ha una sua pagina, che è indicizzata da Google. E’ anche molto probabile che ogni prodotto, se ha un minimo di descrizione testuale, sia fonte di traffico organico dai motori di ricerca, cioè quasi sicuramente ogni scheda di prodotto genera visite al sito di gente che cerca quei prodotti.

Se vendo “portabiglietti da visita in plastica” e qualcuno cerca su Google “portabiglietti da visita in plastica”, è probabile che atterri sulla pagina web del mio prodotto, e visto che tra l’altro presenta proprio quello che sta cercando, è anche probabile che quest’utente sia un cliente potenziale dell’azienda che presenta il prodotto e che dalla visita al sito scaturisca una conversione e un contatto commerciale.

Con una FOTOGALLERY questo NON succede. Come dice la parola stessa, la fotogallery presenta solo una foto del prodotto, e non le descrizioni testuali dello stesso, che sono l’humus su cui Google pianta i semi della tua visibilità.

Cos’è quindi successo:

CROLLO DELLE VISITE E AZZERAMENTO DEI CONTATTI PRIMA ESISTENTI!

  • Nessuna ottimizzazione SEO

Con un errore madornale e clamoroso come il precedente t’aspetti che il sto sia ottimizzato dal punto di vista SEO? Ma va là….Niente di niente.

  • Nessun redirect vecchi url

Altro errore GRAVISSIMO, più tecnico rispetto ai precedenti, ma DANNOSISSIMO quanto  e più degli altri. Anzi, TI DO UN CONSIGLIO ENORME: se stai pensando di fare un restyling del tuo sito aziendale e quindi un SITO CE L’HAI GIA’, leggi attentamente questo paragrafo: questo tipo di ERRORE l’ho visto commettere un sacco di volte e ad “occhio nudo non si vede”.

Come sappiamo ogni pagina web ha una sua “url”, ovvero un proprio indirizzo internet. Ad esempio questo articolo ha questa url http://www.gianpaoloantonante.com/sito-web-low-cost/.

Quando si rifà un sito, molto spesso succede che il nuovo sito è realizzato con uno “strumento” diverso dal vecchio (ad esempio avevi il sito in Joomla e lo rifai in WordPress….). Quindi di norma il nuovo sito ha “url” diverse dalle vecchie, anche per i contenuti che vengono migrati senza alcuna modifica dal vecchio al nuovo sito.

COSA BISOGNA FARE IN CASI SIMILI?

In casi come questi va ASSOLUTAMENTE fatto un redirect 301 delle vecchie url sulle nuove.

Cioè? (ti starai chiedendo)…

Il redirect 301 è quella configurazione lato server che permette di redirigere le chiamate di una url non più presente su una url nuova. In pratica, se prima la tua pagina si chiamava www.pippo.com/pagina1, e la nuova pagina si chiama www.pippo.com/categoria/pagina1, il redirect 301 è quel comando che permette di reindirizzare le chiamate al vecchio indirizzo sul nuovo…

Ovvero, se ad esempio un utente ha salvato nei preferiti il vecchio indirizzo, anche se lo digita sul browser, non gli torna un messaggio di errore ma viene reindirizzato sulla nuova pagina, automaticamente.

Allo stesso modo Google avrà indicizzato le vecchie url: configurando il redirect 301 eviterai quindi il problema della pagine di errore 404, e anche se Google per il primo periodo elenca nei propri risultati le url vecchie, cliccandoci sù finirai direttamente sulle nuove pagine (grazie al redirect).

Questa configurazione è FONDAMENTALE per evitare perdite di traffico in caso di restyling di un sito web.

Secondo voi cos’ha fatto lo studio grafico a cui s’è rivolto il cliente protagonista di quest’articolo?

applausiUna bella cippa di niente. Non si sono preoccupati per niente di questo tipo di configurazione, anzi sinceramente dubito che sappiano di cosa si tratti. Il risultato, come già anticipato prima è che il cliente ha subito un TRACOLLO delle visite al sito e dei contatti commerciali che generava….

BRAVI, ben fatto!

I suggerimenti al cliente

Il cliente m’aveva chiamato chiedendomi consiglio su come procedere. Io gli ho dato questi due consigli:

1. Di rifare il sito con ME: se hai un’azienda per la quale il sito ha una certa importanza, NON puoi affidarne la realizzazione al primo sfigato che ti capita a tiro e che “ti fa meglio perché c’è la crisi e bisogna risparmiare…”.

Non che non si debba stare attenti ai costi, ovviamente, ma secondo te questo cliente ha risparmiato oppure c’ha rimesso? Rispondi da solo alla domanda….

2. Di rimettere online il vecchio sito: l’altro consiglio dato al cliente è stato di rimettere online IMMEDIATAMENTE il vecchio sito. Infatti ero abbastanza certo che rimettendo online il vecchio sito, si sarebbero ripubblicate automaticamente le vecchie url e quindi ridotti di colpo i problemi di visibilità causati dall’inadeguatezza del nuovo sito. Inoltre questa era un’operazione praticamente a costo zero, e che quindi il cliente avrebbe potuto fare “anche se c’è la crisi”…

La scelta del cliente

Cos’ha scelto di fare il cliente? Innanzitutto ha rimesso online il vecchio sito, seguendo il mio consiglio.

In seconda battuta però pare abbia ceduto alle lusinghe dell’inetto che gli ha fatto il sito nuovo, dietro le sue promesse che avrebbe risolti i problemi mettendo a posto ciò che non andava bene…

Perché la scelta del cliente è SBAGLIATA

scelta sbagliataIl cliente ha fatto la scelta SBAGLIATA. O almeno, ha fatto bene a rimettere online il sito vecchio come gli avevo consigliato, ma poi ha SBAGLIATO a non interrompere il rapporto con genio del male che gli ha fatto tutti i danni prima raccontati.

Perché?

Semplice: perché gli errori commessi sono così MADORNALI che fanno capire che il “professionista” in questione è un IMPROVVISATO, e che in quanto tale, non ha le conoscenze e le competenze per poter fornire un servizio professionale. Se era capace lo sarebbe stato dal primo intervento.

Morale della favola

morale della favolaQual’è la morale della storia? Probabilmente c’eri già arrivato da solo da qualche paragrafo-…

La morale della storia è che NON puoi scegliere il fornitore a cui affidarti per la gestione della presenza online della tua azienda, basandoti SOLO SUL PREZZO: questo perché, probabilmente, come avviene in tutti i settori, se una proposta costa di meno, soprattutto quando costa MOLTO di meno, è sicuro anche che VALE di MENO, e che il risultato che otterrai sarà di qualità inferiore se va bene, o anche DANNOSO se ti va male (come in questo caso).

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Email Marketing da Incubo: gli ERRORI che, se ti va bene, faranno finire tutte le tue newsletter nello SPAM, e se ti VA MALE, ti faranno BANNARE il dominio entro qualche mese…

By | 2 dicembre 2015

Errori Email Marketing

Buongiorno,
Le scrivo dalla XXXX Srl, azienda della provincia di Pesaro-Urbino. Abbiamo ricevuto circa due mesi fa la sua mail con oggetto “Email Marketing, quest’illustre SCONOSCIUTO….”

Come azienda abbiamo iniziato qualche mese fa un’attività abbastanza importante di email marketing, senza tenere conto (non conoscendoli) di tutti i preziosi consigli forniti nel Suo decalogo.

Come risultato siamo finiti nelle liste spam, dalle quali siamo riusciti a delistarci. La situazione è la seguente: noi siamo intenzionati a continuare in quest’attività di email marketing verso i nostri clienti attuali e potenziali.

L’IP e l’indirizzo di posta che abbiamo utilizzato per questi invii è lo stesso che usiamo per le altre attività di gestione dell’azienda (info@xxxx.it): so che non è consigliabile, ma vorremmo continuare ad usare questo indirizzo per gli invii.

Per evitare di finire nelle liste spam avremmo bisogno di un programma apposito per l’invio di questa sorta di newsletter, che ci è utile a presentare l’azienda e i suoi prodotti.

Allo stesso tempo, molti degli indirizzi a cui spediamo (quelli dei potenziali clienti, ovviamente quelli dei clienti sono verificati) non sono corretti e/o non sono più attivi, per cui abbiamo molti bounce che rischiano di classificarci come spam.

Avete soluzioni da proporci?

Rimango in attesa di un suo cortese riscontro.
Cordiali saluti.

Quella sopra incollata è una email che ho ricevuto qualche mese fa da un cliente in risposta ad un mio post sull’email marketing. L’ho incollata perché rappresenta esattamente la situazione in cui ci si ritrova se si comincia a fare email marketing “fatto in casa”, senza gli accorgimenti ormai necessari, e incappando quindi nei problemi tipici che ne derivano: essere blacklistati e finire nella lista di SPAMMER avendo a quel punto gravi problemi di invio anche della posta aziendale normale.

Premessa

Prima di partire con il post di oggi, in cui ti spiegherò perché si incappa in quei problemi e come evitarli, ti faccio una piccola premessa, con una panoramica sullo SPAM e sui volumi di traffico email che genera quotidianamente nel mondo.

Cos’è lo SPAM:

Cito da Wikipedia

Lo spamming, detto anche fare spam o spammare, è l’invio di messaggi indesiderati….

Quindi, per essere chiari, ogni volta che si invia una email a qualcuno che non l’ha richiesta e non se l’aspetta, tecnicamente si fa SPAM.

Nel grafico sotto incollato (fonte) viene chiaramente indicato a quanto ammonta il volume dello spam GIORNALIERO nel mondo: su un totale di circa 490 Miliardi di email generate quotidianamente nel mondo, 420 Miliardi sono email di SPAM. Si hai letto bene, 420 dei 490 miliardi di email inviate ogni giorno nel mondo sono SPAM. Te lo scrivo più in grosso così non te lo scordi

Volumi di traffico SPAM

L’85% delle email (in totale 420 Miliardi di email) inviate quotidianamente nel mondo sono SPAM.

Con questi numeri potrai quindi capire come i vari attori in questione (provider gestori di posta elettronica, produttori di soluzioni antispam, ecc) siano costantemente in guerra con gli spammer e si adoperino per migliorare sempre di più gli strumenti di difesa…E ultimamente ci riescono molto bene…

Quindi se stai facendo (o stavi pensando di fare) Email Marketing per la tua azienda, ascolta il mio consiglio e leggi ATTENTAMENTE questo articolo: ti spiegherò in maniera chiara e semplice quali errori devi EVITARE e i consigli da seguire per fare email marketing senza rischi.

I rischi da EVITARE

Partiamo dai rischi che si corrono facendo fai da te con l’email marketing.

I principali sono due, entrambi da evitare:

1) Le newsletter finiscono nello SPAM (o non vengono neanche recapitate): se commetti gli errori tipici dell’email marketing artigianale, il problema in cui più facilmente incappi è quello che le tue newsletter cominciano a finire nello spam, o nei casi peggiori, non vengono neanche recapitate nelle caselle di posta dei tuoi destinatari.
Quindi puoi sforzarti di scrivere il messaggio migliore del mondo, il contenuto di più alto valore, ma tienitelo pure stretto perché lo leggerai tu e pochi altri nel mondo. Anche se c’hai una lista di email infinita…

2) Ti viene blacklistato il dominio aziendale e non spedisci neanche più la posta normale. Come citava il cliente nella email di apertura del post: hanno fatto email marketing alla buona, sono stati blacklistati e non spedivano più la posta aziendale: non so te, ma io non mi posso permettere per lavoro di stare senza posta elettronica neanche un giorno. Quindi se sei nella mia stessa condizione, continua a leggere…

Le CAUSE dei problemi (che NON conosci o ne ignori l’IMPORTANZA)

A questo punto probabilmente ti starai chiedendo:

Ma cosa faccio per diventare uno spammer? Quali sono le azioni che compio per incappare in quei problemi?

Te lo spiego subito, elencandoti i TRE ERRORI EMAIL MARKETING principali che si commettono:

1. Bounce 

Per fare email marketing deve avere una mailing list a cui spedire, una lista di indirizzi email di tuoi clienti o potenziali clienti a cui inviare le tue newsletter. Bene. Considera che è fisiologico che una lista di indirizzi email contenga una serie di indirizzi sbagliati causati da:

  • Errata scrittura dell’indirizzo (sbagli nello scriverlo tu nella tua lista o si sbaglia l’utente quando si iscrive);
  • Indirizzi abbandonati: indirizzi email di utenti non più esistenti (ex. un dipendente di un’azienda che cambia lavoro e di conseguenza la sua email viene chiusa) o ad esempio di aziende chiuse o fallite (che in questi anni sono ahimè state diverse). Cosa comporta avere questo tipo di indirizzi all’interno della propria mailing list? Comporta una aumento dei bounce: i bounce rappresentano le mail che “tornano indietro” (da qui bounce, che tradotto significa rimbalzo) perché il sistema non è riuscito a recapitarle: avrai sicuramente visto almeno una volta nella tua vita un messaggio email con oggetto “Undelivered Mail Returned to Sender”. Ecco, avere una percentuale elevata di bounce (considera che già il 2% è una percentuale elevata) è sintomo di cattivo speditore e se non si corre ai ripari con la pulizia della lista si aumenta di molto il rischio di essere blacklistati.

2. Tasto “Segnala come SPAM”

Segnala Come SpamSe hai usato  almeno una volta nella vita Gmail (o un’altra delle web mail famose come Yahoo, Libero, ecc…) avrai probabilmente notato il tastino “Segnala come Spam”. Quel tasto dà la possibilità all’utente che riceve la tua newsletter di segnalarla come spam, perché la ritiene indesiderata.

ATTENZIONE: i provider di posta elettronica calcolano i tassi di segnalazione come spam facendo il rapporto tra le segnalazioni ricevute e il numero totale di messaggi inviati. Se hai un tasso di segnalazione spam elevato, i tuoi messaggi saranno filtrati o bloccati a priori dal provider, e la tua mail a quel punto non sarà più recapitata ai tuoi destinatari.

Nota bene 1: quando parlo di provider di posta non mi riferisco solo a Gmail o simili, ma anche ad Aruba e a tutti gli altri grandi provider di posta: quindi se stavi pensando “tanto ho una lista professionale e indirizzi gmail non ne ho” , SBAGLI DI GROSSO. Se vieni segnato come SPAMMER le tue newsletter non le legge più NESSUNO.

Nota bene 2: Se si presenta questo problema, parte innanzitutto dalla newsletter, ma fa presto ad “infettare” tutto il tuo dominio, con il risultato che, non solo nessuno legge più le tue newsletter, ma viene BLACKLISTATO il tuo dominio e NON SPEDISCI PIU’ la POSTA AZIENDALE!

3. Spamtraps

Spam TrapsSe sono abbastanza convinto che già i primi due punti non li conoscessi, SONO CERTO CHE IGNORI il significato della parola SPAMTRAPS….

“SPAM che????”

SPAMTRAPS, hai letto bene.

 

Cosa sono le SPAMTRAPS:

Le SPAMTRAPS sono TRAPPOLE, indirizzi email creati dai provider di posta elettronica per individuare i mittenti che utilizzano liste “sporche” e “illegittime” per inviare i propri messaggi. Se all’interno della tua lista ci sono SPAMTRAPS, automaticamente la reputazione del tuo dominio degrada, e se non poni rimedio e continui ad inviare newsletter a queste SPAMTRAPS, cresce la possibilità di essere blacklistato e di avere problemi con la posta elettronica.

Esistono due tipi di spam trap:

  • Trappole riciclate: indirizzi email abbandonati che vengono usate dai provider come spam traps
  • Trappole nuove: indirizzi email create apposta dai provider per “catturare” chi estrae massimamente da internet liste di email con i software automatici,

Immagino che tu ora stia pensando: Ma come faccio a sapere se la mia lista contiene SPAMTRAPS? Beh, diciamo che se hai comprato liste di email online il rischio è molto elevato se invece hai usato software per l’estrazione di email da internet allora è quasi una certezza!

COSA FARE per evitare i problemi

Quelle che ti ho appena presentato sono le cause maggiori che ti possono portare ad avere problemi con la posta elettronica. Ora ti spiego COSA DEVI FARE per evitarli:

1. Pulisci la tua lista:

Come ti raccontavo parlando dei bounce, sicuramente all’interno della tua lista avrai numerosi indirizzi sbagliati. Questo problema puoi risolverlo (o quantomeno arginarlo) grazie all’utilizzo di software che ti fanno la pulizia della lista: installi il software, gli dai in pasto la tua lista, lui la controlla segnalandoti quali sono gli indirizzi sbagliati permettendoti di pulirla.

Esistono diversi software di questo tipo: io ti suggerisco questo https://www.atompark.com/bulk-email-verifier/ (ma va bene quello che ti pare purché faccia la pulizia)

2. Strumento di invio professionale

Il cliente citato in apertura, quello di cui ho incollato la mail all’inizio del post, mandava le newsletter con Outlook: cioè si metteva davanti al pc, e inviava email a 50 destinatari alla volta ripetendo l’operazione per una mattinata intera, visto che aveva una lista di qualche migliaio di indirizzi…PEGGIO DI COSI’ NON SI PUO’ FARE.

Devi invece ASSOLUTAMENTE DOTARTI di un STRUMENTO PROFESSIONALE per l’invio delle tue newsletter che deve avere queste due FUNZIONALITA’ ESSENZIALI:

  • Disiscrizione automatica dei bounce:cioè se la tua lista contiene indirizzi sbagliati lui li deve cancellare automaticamente dopo l’invio
  • Disiscrizione automatica dei “Segnala come SPAM”: cioè deve disiscrivere automaticamente dalla tua lista tutti gli utenti che ti segnalano come spammer

In questa maniera, grazie a queste due funzionalità ESSENZIALI (te lo ripeto, sono due funzionalità ESSENZIALI) la tua lista rimarrà automaticamente il più “pulita” possibile nel tempo. E ti sottolineo anche il fatto che debbano essere funzionalità automatiche: questo perché esistono software che ad esempio disiscrivono i bounce ma con azioni manuali, e quindi devi essere tu che ti ricordi di pulire la lista: così NON FUNZIONA, te lo dico per esperienza diretta.

Quale strumento di invio utilizzare:

Noi abbiamo scelto Getresponse: non è l’unico ovviamente e tu scegli quello che preferisci, purché abbia le funzionalità appena spiegate.

3. Dominio dedicato

Registra ed utilizza un dominio dedicato alle newsletter. Questo è un consiglio che diamo a tutti i nostri clienti. Al fine di preservare al massimo la posta elettronica “normale” dell’azienda, oltre a quanto già detto, consigliamo di registrare un dominio dedicato alle comunicazioni promozionali.

E’ buona norma fare queste due cose…

Prima di lasciarti ti do altri due ultimi piccoli ma utili consigli. Quanto detto in questi post si riferisce in larga parte all’aspetto tecnico dell’email marketing. Ed è importantissimo. Aggiungo due ultimi consigli finali meno tecnici e più strategici:

1. Fai crescere la lista in modo sano

Come ti spiegavo prima, comprare le liste di email nasconde diverse insidie tecniche. In realtà anche dal punto di vista dell’efficacia, ha sempre funzionato molto poco…alla fine se uno non si è iscritto alla tua lista e si vede arrivare la tua email è molto difficile che diventi tuo cliente, e le percentuali di conversione di queste liste è sempre bassissima. Quindi pensa a modalità sane per aumentare la tua mailing list.

2. Scrivi contenuti di valore

Anche se segui alla lettera tutte le indicazioni che t’ho dato, e per puro caso hai una lista purissima di soli “iscritti consapevoli”, se poi gli unici messaggi che gli mandi sono “Compra questo”, “Compra quello”, “Oggi Sconto di”, “Domani 3 x 2”, non vai molto lontano…

Ho scritto un articolo intero dedicato alla newsletter efficace, che puoi leggere qui.

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