Monthly Archives: aprile 2016

Ma il sito è TUO o ce l’hai solo in AFFITTO?

By | 28 aprile 2016

proprietà del sito web

Proprietà del sito web: ma è tuo o ce l’hai solo in affitto?

LICENZA D’USO
Tutto il software di scripting realizzato rimane nella proprietà dei legittimi sviluppatori, viene concesso in licenza d’uso, pertanto non sarà possibile modificarlo o cederlo, senza il consenso di Bla Bla Bla srl.

Quelle sopra incollate sono le condizioni contrattuali previste per la proprietà del sito web di un mio “concorrente”.

Per tradurle in termini chiari e inequivocabili, dicono che se fai il sito con loro, e lo paghi (ovviamente) comunque il sito NON è di tua proprietà.

Ti viene concesso in licenza d’uso, ma se un giorno, per qualsiasi motivo, decidessi di cambiare fornitore, t’attacchi: il sito NON ce l’hai più. O lo rifai o stai senza.

E questo tipo di clausola non è AFFATTO insolita: una grossissima fetta di “professionisti” del web la usa nei propri contratti.

Io trovo questo tipo di clausola contrattuale ODIOSA, per diversi motivi.

  • Mi piacerebbe capire quanto viene “esplicitata” e spiegata al cliente in fase di trattativa: un’idea ce l’ho su questo punto;
  • Costringere “tecnicamente” un’azienda a rimanere tua cliente NON trovo che sia una gran strategia: sarà pur meglio sforzarsi di far CONTENTO un cliente e fidelizzarlo, piuttosto che sequestrarlo.

Noi in Hi-Net usiamo solo CMS Open Source (WordPress o Joomla) e soprattutto, rendiamo legittimi PROPRIETARI dei siti realizzati le aziende che ce li pagano.

Fai il sito con noi, ce lo paghi, il sito è TUO.
Poi magari ci sforziamo anche di farti CONTENTO e di lasciarci non ci pensi nemmeno.

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Quante volte ripetere la parola chiave all’interno della pagina: la risposta a Yoast SEO che ti fa IMPAZZIRE + 1 Mito sulle keywords da SFATARE e l’introduzione alla SEMANTIC SEARCH, la nuova era della SEO…

By | 27 aprile 2016

quante volte ripetere la parola chiave

Filippo, un mio amico, si occupa di marketing e comunicazione per le aziende. Da un po’ ha un blog, ed ogni volta che deve scrivere un nuovo articolo si fa schiavizzare da Yoast SEO (il plugin SEO per wordpress più diffuso), che gli dice che la parola chiave NON è mai stata ripetuta abbastanza volte…e lui strippa…

 QUANTE VOLTE RIPETERE LA PAROLA CHAVE NELLA TUA PAGINA WEB

Devo ammettere che questo articolo me lo ha ispirato lui, ma in realtà mi sono accorto che questo dettaglio, che agli occhi di un SEO esperto o comunque di un addetto lavori può sembrare anche banale, in realtà NON lo è affatto per chi esperto NON è, e siccome questo blog NON lo tengo per gli “esperti” ma per gli imprenditori che voglio approcciarsi al mondo del web marketing, ecco l’articolo di oggi bell’è pronto che ti spiega QUANTE VOLTE RIPETERE LA PAROLA CHAVE nella tua pagina web per posizionarla!

Metti nella TUA pagina la PAROLA CHIAVE più volte possibile!

I motori di ricerca usano un algoritmo che determina la densità delle keywords nella tua pagina, calcolandola dividendo per il numero di parole chiave contenute nella pagina il totale delle parole della pagina stessa. In questo modo ottieni la percentuale di Keyword Density: fa in modo che sia più alta di quella dei tuoi concorrenti e il gioco è fatto!

L’affermazione sopra riportata è ripresa da un post scritto da un “collega”, che non citerò per privacy (sua). Il problema di quella frase è molto semplice: è completamente SBAGLIATA e potenzialmente MOLTO PERICOLOSA per chi decidesse di seguirne le indicazioni. In pratica suggerisce di IMBOTTIRE i propri contenuti di parole chiave, mettendone più dei concorrenti per superarli. Dal punto di vista SEO è una indicazione ABOMINEVOLE.

Un  mito da SFATARE sulle parole chiave:

la Keyword Density

keyword densityLa Keyword Density, ovvero la densità di parole chiave contenute in un pagina web NON è un parametro IMPORTANTE preso in considerazione da Google per posizionare una pagina, sinceramente non ho neanche fatto una ricerca per verificare che sia realmente mai stato considerato come fattore di ranking,  perché era poco significativo: di sicuro OGGI la keyword density NON è un vantaggio per la SEO. Quindi il consiglio del “collega” sopra riportato, è una BUFALA di quelle grosse grosse…

Keyword stuffing

keyword stuffingE che sia una BUFALA non è una mia opinione, ma un fatto. La pratica suggerita ti porta dritto dritto al keyword Stuffing (link Wikipedia), pratica che consiste appunto nell’IMBOTTIRE di keyword una pagina web allo scopo di “influenzarne” il posizionamento e che, come ci dice Google stesso, è una pratica RISCHIOSA che NON porta vantaggi e anzi rischia di farti subire una PENALIZZAZIONE! Leggi tu stesso la pagina di Google che parla di quest’argomento.

Come cambiano le ricerche degli utenti e le risposte di Google

dubbio utenteTra l’altro, rischio penalizzazione a parte, mettiti sempre nei panni dell’utente: se anche la Keyword Stuffing funzionasse, come pensi potrebbe reagire un utente che, arrivato sulla tua pagina, si trovasse di fronte ad un testo simile a questo?

 

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Secondo te quell’utente lo “converti” in cliente, o dopo le prime due righe esce dalla pagina e dal tuo sito e non ci torna più? Scommetto una birra sulla seconda ipotesi…

Da qualche anno le ricerche fatte dagli utenti sui motori stanno cambiando, si stanno evolvendo: da ricerche più semplici e “secche” fatte nel passato, diventano sempre più articolate e complesse, nonché influenzate da fattori fino a qualche hanno fa non presi in considerazione, uno su tutti, la Geolocalizzazione. E in conseguenza a all’evoluzione del’abitudine di ricerca degli utenti, anche Google si sforza sempre di più di assecondare questi cambiamenti, con continui affinamenti dei suoi algoritmi di ranking…

Google Hummingbird

Google HummingbirdIl 30 Agosto 2013, Google “rilascia” Google Hummingbird, uno dei più grossi aggiornamenti fatti da Big G al proprio algoritmo. Con Hummingbird introduce importanti novità, prima fra tutti: comincia a darsi l’obiettivo di comprendere NON solo la parola chiave utilizzata per ricercare l’informazione ma anche il CONTESTO al quale si riferisce e l’intento della ricerca fatta dall’utente.

Non è molto chiaro? Si lo so, l’argomento è abbastanza complesso. Cerco di spiegarmi con degli esempi che traggo da quest’articolo  di Riccardo Mares, uno dei più autorevoli esperti SEO italiani.

Se cerco “Meteo” su Google, ho questo risultato:

meteo

Cosa c’è da sottolineare in questo risultato? Semplice: va evidenziato il fatto che Google sottintende alla mia ricerca, la possibilità che io sia interessato a conoscere che tempo fa a Rimini, la città in cui vivo, anche se NON ho scritto “meteo Rimini” nella barra di ricerca ma solo meteo.

Lo stesso meccanismo lo mette in moto se cerco a d esempio “cinema”: mi restituisce come primo risultato i film in programmazione nei cinema di Rimini, nelle mappe mi restituisce (ovviamente) i cinema di Rimini e anche nella SERP (nei risultati naturali) mi restituisce l’elenco dei cinema di Rimini…

Altra prova.

Se cerco “sedia” su Google, il primo risultato è Wikipedia, con la pagina che descrive la “storia” della sedia.

Se invece cerco “sedie” mi restituisce un elenco di risultati che contengono sia negozi online che vendono sedie, sia negozi fisici di Rimini nei quali potrei recarmi per fare l’acquisto delle sedie che cerco.

Cosa succede quindi in questi esempi?

Succede che Google cerca di capire il mio “intento di ricerca” e mi fornisce i risultati di conseguenza.

Come adeguare la SEO del tuo sito (e quindi le parole chiave)

Ok, sto cominciando a capire, ma quindi tutto questo come lo traduco in pratica? Il mio dubbio era “Quante parole chiave devo mettere….” e tu stai introducendo un argomento vastissimo che rischia solo si farmi più CASINO…

Se penso alla faccia di Filippo arrivato a questo punto dell’articolo, non posso non immaginare che pensi una frase simile a quella sopra…E non posso dargli torto. Ma caro Filippo, NON ti abbandono stai tranquillo…

5 CONSIGLI PRATICI da seguire per ottimizzare le tue pagine

L’argomento SEMANTIC SEARCH è abbastanza complesso e non si può approfondire in un solo post. Di seguito però ti elenco 5 consigli che puoi seguire per “migliorare” la produzione dei tuoi contenuti in ottica semantica. Puoi metterli in PRATICA da SUBITO, senza addentrarti troppo in elucubrazioni tecniche…

Prima di elencarli però ti ricordo il concetto di base della ricerca semantica: Google ha cominciato ad interpretare le query degli utenti per comprenderne l’intento di ricerca e restituire risultati che rispondano alle loro esigenze, anche se NON direttamente espresse nelle parole chiave usate e digitate nella barra d Google. In quest’ottica quindi, la produzione dei tuoi contenuti, deve tentare di assecondare questa corrente, producendo ad esempio pagine web che trattino un argomento nel modo più completo possibile, creando un “contesto”. In questo senso quindi, i 5 CONSIGLI sotto riportati (abbastanza semplici da seguire) possono darti una mano nel raggiungere quest’obiettivo:

1) Raccogli una lista di keyword “principali”

Una volta deciso l’argomento sul quale produrrai il tuo contenuto, scegli la parola chiave primaria per la quale ottimizzerai la pagina. Affianca però alla keyword primaria, una lista di parole chiave “principali” che puoi trovare facilmente grazie a Google Suggest. Ti faccio un esempio pratico.

Diciamo che devi scrivere una pagina del tuo sito/blog che parla di “climatizzatori industriali” (che sarebbe la keyword primaria). Per trovare la lista di keywords principali, digita su Google “climatizzatori industriali”, poi vai in basso alla pagina e controlla i termini suggerti nelle ricerche correlate.

keyword principali

Tra questi termini troviamo “climatizzatori industriali per quadri elettrici”, “prezzi”, “per capannoni” ecc ecc

Questo ad esempio, è un suggerimento molto importante: indica che le ricerche degli utenti si rivolgono alla ricerca di informazioni riguardo le diverse tipologie di climatizzatore industriale (per capannoni o per quadri elettrici),  e può essere quindi molto indicato scrivere un articolo che presenti e descriva abbastanza in dettaglio le differenze tra le varie tipologie.

SUGGERIMENTO: Oltre alle ricerche correlate di Google, puoi utilizzare per la selezione delle keywords correlate Ubersuggest, un tool online GRATUITO mooooolto ben fatto.


2) Aggiungi alle keywords principali una lista di keyword di “argomenti complementari”

Raccolta la lista di keywords principali, dobbiamo espanderla con l’aggiunta di parole chiave riguardanti “argomenti complementari”. Mi spiego tornando all’esempio dei climatizzatori industriali.

Provando a pensare all’intento di ricerca dell’utente che cerca “climatizzatori industriali” possiamo facilmente ipotizzare che quell’utente sia alla ricerca di un sistema per la climatizzazione della propria azienda.

Potremmo quindi creare una lista di keywords di “argomenti complementari” alle keywords principali di questo tipo:

  • Impianti di climatizzazione industriale,
  • Impianti di condizionamento industriale,
  • Progettazione impianti di condizionamento,
  • Ecc ecc

E puoi allungare anche questa lista con i metodi prima suggeriti (Google Suggest e Ubersuggest).


3) Crea un’altra lista di keyword che rispondano a domande degli utenti

L’ultima lista di keyword da creare riguarda le keyword che rispondono ad una domanda, sempre più usate dagli utenti per cercare informazioni tramite i motori di ricerca.

Rimanendo sull’esempio finora utilizzato, possiamo facilmente ipotizzare che l’utente che ricerca su Google “climatizzatori industriali” abbia esigenza di capire come districarsi al meglio tra le varie possibilità e quindi un’idea può essere quella di introdurre all’interno della nostra pagina web delle keywords che includano queste domande, tipo:

  • come scegliere l’impianto di climatizzazione industriale,
  • dove comprare un impianto di climatizzatore industriale,
  • come usare un climatizzatore industriale.

4) Scrivi la pagina del tuo sito che contenga i gruppi di keywords trovati tra principali, correlate e domande degli utenti

A questo punto, selezionate le liste di keywords da utilizzare, crea un contenuto che le contenga, facendo in modo che il discorso segua un filo logico e fornendo un contenuto di valore. Ottimizza poi la pagina sulla keyword primaria che avevi selezionato (seguendo le indicazioni che do in quest’articolo).


5) Preoccupati PRIMA delle persone, POI di Google

Dulcis in fundo, preoccupati PRIMA di piacere alle PERSONE, poi pensa a Google…

Come accennavo in apertura, trovare il modo di attrarre il numero massimo di visitatori al nostro sito è sicuramente un obiettivo da perseguire, ma NON bisogna dimenticarsi di avere come obiettivo PRINCIPALE quello di passare informazioni di valore in modo da “convertire” in clienti gli utenti del nostro sito.

Riepilogando:

  • Non esiste la formula segreta per calcolare il numero preciso che DEVI inserire nelle tue pagine,
  • NON devi ASSOLUTAMENTE ripetere la keyword più volte possibile: rischi una PENALIZZAZIONE,
  • La ricerca degli utenti si evolve e di conseguenza Google: adesso cerca di capire il tuo intento di ricerca,
  • In conseguenza di queste evoluzioni, devi evolvere anche il tuo modo di pensare alle keyword: crea dei contesti in cui completi un argomento,

Segui i 5 consigli finali per mettere in PRATICA quanto detto.

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Google “CONFESSA” quali sono i fattori di posizionamento nelle “mappe” + Lo STRANO CASO dell’hotel Roma (di Firenze)…

By | 20 aprile 2016

Local SEO

Ma come faccio ad apparire nei risultati delle mappe di Google?

Se hai un’attività locale e ti sei posto il problema di essere visibile online, è probabile che tu ti sia posto almeno una volta la domanda riportata sopra: come si fa ad apparire nei 3 risultati delle mappe di Google (vedi immagine sotto).

Google Local Seo

 

La risposta a questa domanda, ovvero come ci si posiziona sulle “mappe” in realtà è già conosciuta da tempo. Quello che c’è di nuovo in questo senso è che adesso Google ha ufficializzato (“confessato”, come dico nel titolo) quali sono i fattori di ranking, e l’ha fatto in questa pagina nel portale di assistenza alle schede My Business.

Approfondiamo quindi la questione e vediamo i consigli che ci da Big G per posizionare sulle “mappe” la nostra attività locale.

Local SEO: Cosa fare per posizionarsi nelle “mappe”

Innanzitutto Google ci suggerisce quali accorgimenti seguire per far si che la nostra azienda appaia nei tre risultati local che vengono restituiti ad ogni query:

Ottimizzazione dela scheda Google MyBusiness (http://google.com/business)

Completa la scheda My Business della tua attività inserendo tutte le informazioni possibili e il più dettagliate possibile:

  • Scegli le categorie più adatte a descrivere la tua attività,
  • Inserisci tutti i dati di contatto,
  • Inserisci l’indirizzo preciso e posiziona manualmente nel posto giusto la “bandierina”,
  • Verifica la sede,
  • Aggiorna gli orari di apertura,
  • Inserisci una descrizione dettagliata della tua attività,
  • Aggiungi foto dei prodotti e servizi che offri,
  • Gestisci e rispondi alle recensioni che fanno gli utenti sulla tua attività.

Queste a grandi linee le indicazioni rilasciate da Google per ottimizzare la propria presenza con l’obiettivo di posizionarsi nei TRE risultati delle mappe.

I fattori di Ranking confessati da Google per posizionarti nelle mappe.

Ma come decide Google chi far apparire in quelle tre posizioni? Come ti dicevo, queste informazioni le si conosceva già da qualche tempo, la novità sta nel fatto che Google per la prima volta le ha ufficializzate.

I fattori di ranking per il posizionamento nei tre risultati delle mappe sono TRE, di seguito elencati:

Pertinenza alla ricerca

pertinenza della ricerca local seoIl primo fattore di posizionamento che Google considera per decidere quali risultati far apparire nelle tre posizioni “local” riguarda la pertinenza, ovvero valuta quanto sia corrispondente alla ricerca fatta all’utente la tua azienda. A questo proposito è quindi molto importante che la Scheda My Business sia  il più completa e dettagliata possibile: più informazioni vengono pubblicate riguardo la nostra azienda, più possibilità si darà all’algoritmo di Google di trovare pertinente la nostra azienda con la ricerca fatta dall’utente e di conseguenza posizionarlo in uno dei tre risultati local.


 

Distanza dall’utente

distanzaOvviamente parlando di Local Search (ricerche geolocalizzate) uno dei fattori di ranking non poteva che essere la “distanza” della tua attività dall’utente. Google determina la posizione dell’utente o in base alla ricerca fatta (ex. web agency Rimini) oppure in base ad altre informazioni che riesce a reperire (ip della connessione internet, geolocalizzazione dello smartphone ecc ecc)

 

 


Importanza

importanzaUltimo dei tre fattori di “local ranking” citati da Google è l’importanza. Più è famosa/importante nel mondo reale la tua attività, più avrà possibilità di essere posizionata in uno dei tre risultati (anche a discapito a volte di attività più vicine all’utente rispetto alla tua).

 

 

 

Google indica che “l’importanza” si basa su una serie di informazioni che ricava dal web:

  • Articoli che parlano della tua azienda,
  • Link che rimandano al tuo sito,
  • Presenza negli elenchi (directory locali),
  • Quantità e qualità delle recensioni (suggerendo quindi di trovare il modo di aumentare le recensioni ricevute).

Infine accenna al fatto che l’ottimizzazione SEO generale del tuo sito/blog contribuisce al posizionamento sulle mappe, e quindi certificata il fatto che un sito posizionato in SERP (nei risultati naturali delle ricerche) ha più possibilità di essere posizionato anche sulle mappe.

Google NON TI VENDE il  posizionamento sulle mappe

Google NON vende il posizionamento sulle mappe

Nota importante: Google specifica che non prevede alcun servizio a pagamento per posizionarsi sulle mappe (il testo dell’immagine sopra è l’ultimo paragrafo di questa pagina di Google). Lo sottolineo perché nel tempo m’è capitato più di una volta di sentirmi dire da clienti “m’hanno chiamato quelli di Google per il posizionamento”.

Lo dice Google: loro NON vendono questo tipo di servizio. Quindi se ti capita di ricevere una telefonata da uno di Google che ti dice: “Salve, sono di Google, le offro il posizionamento a € X00…” lascia perdere.

Google NON telefona

 

P.S: Questo pezzo l’ho aggiunto alla fine. Come faccio sempre, preannuncio sui miei profili social l’uscita del mio nuovo articolo, anticipando il contenuto. Andrea mi scrive nel commento che l’hanno chiamato quelli di Google…Fate ATTENZIONE RAGAZZI: Google non telefona a nessuno e soprattutto NON vende SEO.


Un approfondimento sulla SEO LOCALE

Come accennato in apertura di articolo, i fattori di local ranking “confessati” da Google si riferiscono ai soli tre risultato presenti nelle mappe.

In realtà si suppone che se sei un imprenditore di un’attività locale tu sia interessato ad apparire NON solo nei tre risultati delle mappe ma anche nei risultati organici di Google.

Se è così, allora ti consiglio di leggere quest’altro articolo  che ho scritto qualche mese fa  (intitolato SEO LOCALE: 8 TRUCCHI per superare i tuoi concorrenti cittadini) in cui approfondisco l’argomento sul posizionamento locale fornendo suggerimenti PRATICI da mettere in atto da subito.

Lo strano caso dell’HOTEL ROMA (di Firenze)

Ho scoperto questo “simpatico” caso frequentando il gruppo Facebook Fatti di SEO tra i più attivi a livello italiano (anzi il più attivo che io sappia) per quanto riguarda la SEO appunto.

E’ stato “tirato fuori” da Amin El Fadil, un consulente SEO, nonché trattato da Francesco Margherita, il fondatore del gruppo Facebook , che ne ha anche scritto in questo articolo del suo blog.

Hotel Roma FirenzeMa veniamo al caso: cerca su Google “hotel Roma” e vedi cosa viene fuori al primo posto: il primo risultato di Google riporta all’hotel Roma di Firenze.

Ops…c’è qualcosa che non mi torna. Cerco su Google “hotel Roma” e mi viene fuori un hotel di Firenze, ma come? Ok, si chiama Hotel Roma, ma se cerco su Google “hotel Roma” è molto più probabile che io sia in cerca di un hotel a Roma, piuttosto che io stia cercando l’hotel Roma di Firenze, non trovi?

Anche perché se al contrario tu volessi cercare su Google proprio l’hotel Roma di Firenze, cosa cercheresti? Quale ricerca faresti su Google? Se ci rifletti un attimo, probabilmente concorderai con me che cercheresti su Google “Hotel Roma Firenze”, oppure “Hotel Roma di Firenze” ecc ecc..

Quindi perché succede?

tilt GooglePerché Google, in questo caso va in tilt! Proprio così, anche Google SBAGLIA.

Vediamo di capire il perché…e cosa si inceppa nel meccanismo di Google…

Cercando “hotel Roma” Google si trova di fronte al dilemma: ma questo sta cercando un hotel a Roma o sta cercando l’hotel Roma di Firenze?

A questa domanda, l’algoritmo non riesce a trovare una risposta precisa, e quindi restituisce al primo posto l’hotel Roma di Firenze , poi una serie di risultati riguardanti hotel di Roma (più che altro portali), e a seguire altri risultati di Hotel Roma di altre città (quello di Cervia ecc ecc)…

Il “problema” si risolve del tutto se cambiamo query e cerchiamo “hotel a Roma…

Content is the king

Content is the kingAnalizzando questo caso (che m’ha fatto sorridere alquanto) m’è però benvenuto un dubbio: ma all’Hotel Roma di Firenze se ne saranno accorti del problema? E soprattutto, saranno sommersi di chiamate di utenti sbigottiti dal trovarsi a parlare con un Hotel di Firenze quando ne cercavano uno di Roma?

Li ho chiamati, ho chiamato l’hotel Roma di Firenze e ho chiesto informazioni al riguardo, volevo sentirlo dalla loro voce.

In realtà abbiamo chiamato due volte, ieri sera ho chiamato io, e stamattina ho fatto chiamare alla mia collega: abbiamo così parlato con due receptionist diversi.

La domanda che abbiamo fatto ad entrambi è stata:

“Ricevete telefonate/contatti di utenti che cercano un hotel a Roma e chiamano quindi Voi per sbaglio?”

Entrambi i receptionist hanno risposto che a loro NON E’ MAI CAPITATO.

Cosa significa questo?

Significa una cosa molto semplice: dall’altra parte del monitor, a cercare su Google non ci sono scimmie ammaestrate, ma esseri pensanti.

E significa che essere posizionati su Google è sicuramente un obiettivo da perseguire, ma si deve SEMPRE anche perseguire l’obiettivo di CONVINCERE gli utenti che atterrano sul tuo sito con contenuti pertinenti alla loro ricerca e di valore: questo  dell’Hotel Roma di Firenze è un caso limite, ma troppe volte mi capita di sentirmi chiedere da un imprenditore un servizio di SEO per posizionare il sito senza che lo stesso si preoccupi minimamente di capire se il contenuti del sito stesso è adeguato a “convertire”, cosa invece MOLTO importante.

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Campagne pubblicitarie Facebook Fai da te: un ERRORE “confessato” da due clienti

By | 19 aprile 2016

Campagne pubblicitarie Facebook

 

Ieri pomeriggio ho parlato con due clienti accomunati da una caratteristica: entrambi hanno attivato e gestito da soli Campagne pubblicitarie Facebook nei mesi scorsi.

 

Ed entrambi hanno commesso a mio parere un ERRORE importante nella gestione delle due campagne.

Ti spiego com’è andata.

Come ti dicevo, entrambi questi clienti hanno fatto una campagna Facebook con lo stesso obiettivo: aumentare i “Mi Piace” alla pagina.

Hanno SBAGLIATO l’obiettivo.

Aumentare i “Mi Piace” alla pagina è una delle campagne Facebook che preferisco, perchè meglio rispetto alle altre riesce a creare un “legame” con il fan: ci investi dei soldi, ma una volta che l’utente clicca “Mi Piace” è tuo, e da li in poi seguirà tutti i tuoi aggiornamenti.

E quindi in cosa hanno sbagliato questi due clienti?

Hanno sbagliato nel NON tenere in considerazione il fatto che, per motivi diversi, entrambi non pubblicano contenuti con frequenza sulla propria pagina! E questo è un problema IMPORTANTE.

Infatti Facebook ti mostra gli aggiornamenti di stato delle pagine e degli amici con cui interagisci con più frequenza, “oscurando” e non mostrandoti invece gli aggiornamenti di pagine e amici con cui interagisci poco (data la mole enorme di informazioni infatti, NON può mostrarti tutto)…

Cosa comporta questo meccanismo quindi per i due clienti in questione?

Semplice: aumentano i FAN alla pagina, ma non producendo con costanza contenuti, i fan non possono interagire e quindi va a finire che se anche cominciano a pubblicare, la maggioranza dei fan alla pagina NON VEDRA’ ALCUN AGGIORNAMENTO.

Se me lo chiedevano PRIMA, quantomeno si risparmiavano l’investimento.

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La teoria del Partenone di J. Abraham applicata al WEB: mini guida completa agli strumenti di PROMOZIONE ONLINE per spiegarti perché e quando usarli (togliendoti il CASINO che c’hai in testa se sei un imprenditore)…

By | 13 aprile 2016

Promozione online

Ciao Gianpaolo, ti contatto perchè vorrei fare SEO per la mia azienda, mi faresti un preventivo?

Oppure

Ciao Gianpaolo, avevamo pensato ad una campagna Facebook per la nostra azienda, cosa ne pensi?

 

Quelle due sopra riportate sono due delle domande tipiche che mi vengono rivolte dagli imprenditori che mi contattano per un preventivo. Nell’85% dei casi, dopo aver studiato la loro situazione, la “cura” proposta è diversa da quella che il cliente mi aveva richiesto in prima battuta…

Perché succede?

Semplice: gli imprenditori sono IGNORANTI dei mezzi che internet mette loro a disposizione. Attento, quando dico ignorante, non ho la minima intenzione di offendere nessuno, ci mancherebbe altro…E’ però la semplice constatazione di un dato di fatto, e se tu che stai leggendo sei un imprenditore, è probabile che ti troverai d’accordo con me: di internet “ne capisci poco”…

Peccato che di capirne poco di internet, nel 2016, non te lo puoi più permettere.

Nell’articolo di oggi quindi voglio tentare di colmare almeno in parte questa tua lacuna, elencandoti quali possono essere i mezzi che il web mette a disposizione della tua azienda.

Per farlo, prenderò spunto da un libro illuminante che sto leggendo in questo periodo, “La Bibbia del Marketing Strategico” di Jay Abraham. Nel caso tu non lo conoscessi, questo signore si può tranquillamente considerare uno dei più grandi esperti di marketing strategico al MONDO, e con le sue consulenze e i suoi studi ha fatto fatturare triliardi di dollari ai suoi clienti…

Tra le teorie elaborate da Abraham c’è la Teoria del Partenone

fatturato tradizionale

In pratica Abraham ha notato nella sua carriera che la maggior parte delle aziende basano il loro modello di business su pochi sistemi di acquisizione clienti. Pensiamo alle aziende italiane, e in automatico ci viene da pensare ai due soliti sistemi utilizzati: la forza vendita e le fiere. Per il resto buio pesto.

fatturato loss

Il problema di questo approccio è, secondo Jay Abraham, che se per un qualche motivo quella fonte di acquisizione clienti subisce un calo (se ne va il direttore commerciale, o non ci sono i soldi per fare le fiere) spesso, ahimè, il castello crolla (e in questi anni, di “macerie di castelli crollati” purtroppo il nostro paese è pieno).

Cosa fare quindi?

fatturato Partenone

In considerazione di quanto detto quindi, secondo Abraham, per rendere più solide le basi di un’azienda una delle azioni da intraprendere sta appunto nel moltiplicare i canali di acquisizioni clienti, in modo che all’eventuale diminuzione di efficacia di uno, ci siano gli altri a supportare IL FATTURATO.
Ora, io non sono neanche lontanamente nelle condizioni di fare un trattato sulle teorie di Abraham, ed infatti, non approfondirò questo argomento, ma studiando la teoria del Partenone, ho pensato che è un concetto mutuabile perfettamente per la presenza online di un azienda. Quindi veniamo a noi…

La teoria del Partenone di J. Abraham applicata al WEB: mini guida completa agli strumenti di PROMOZIONE ONLINE per spiegarti perché e quando usarli (togliendoti il CASINO che c’hai in testa se sei un imprenditore)…

Direi di cominciare l’approfondimento sugli strumenti che il web mette a disposizione da un concetto di base.

presenza proprietaria onlineL’azienda deve avere una presenza PROPRIETARIA online

Da un po’ va di moda la pagina Facebook aziendale…in diversi casi mi sono imbattuto in aziende presenti SOLO su Facebook, senza un sito o un blog proprio. Questo è a mio parere un ERRORE. Per diversi motivi:

1) Facebook è di proprietà di Zuckerberg.

Oggi è gratis e ti permette di fare determinate operazioni, ma domani? Sarà ancora gratis? Riuscirai ad utilizzarlo come fai oggi? O ancora, fra 5 anni esisterà ancora, o una nuova grossa innovazione l’avrà spazzato via? (pensa a Myspace e al successo che aveva prima di Facebook e chiediti: che fine ha fatto adesso?)

2) Se non metti al CENTRO della tua presenza online una presenza di tua proprietà come un sito o un blog, limiterai di molto l’utilizzo di diversi canali pubblicitari. Ti faccio un esempio. Diciamo che hai solo la pagina Facebook aziendale:

– SEO NON la puoi fare,
– L’Email Marketing sarebbe gravemente compromesso (cosa fai, mandi newsletter che linkano alla pagina Facebook? Mmmmhhh, brutto brutto….),
– Pubblicità sui portali di settore idem come sopra,
– Adwords, idem come sopra,
– Ecc ecc.

E lo stesso ragionamento vale (più o meno) che tu decida di stare solo su Twitter, o su Linkedin o su Youtube ecc. Segnati questa frase:

Il tuo sito/blog rappresenta il TETTO del TUO PARTENONE che deve essere SOSTENUTO da più colonne possibili.

Ed eccoci quindi alle colonne del tuo partenone, presentate in ordine casuale…

visibilita web


Colonna n°1: SEO (Posizionamento sui motori di ricerca)
SEOLa SEO è quel servizio erogato da un’agenzia che permette al tuo sito di scalare le posizioni su Google ed aumentare la visibilità della tua azienda.
Intercetta la “domanda consapevole”, ovvero ti rende visibile quando gli utenti sono in cerca proprio del tuo prodotto o servizio: se cercano “prodotti antimuffa” e tu sei posizionato nelle prime posizioni su Google e vendi prodotti antimuffa allora è molto probabile che parte di quegli utenti ti contattino…
Quando è Consigliata la SEO:

– Quando hai un mercato molto esteso geograficamente e di conseguenza il sito in più lingue,
– Quando rivendi un prodotto o servizio conosciuto dalla gente (che quindi lo cercherà su Google generando domanda consapevole),
– Quando hai un sito/blog ricco di contenuti,

Quando la SEO è Sconsigliata:

– Quando hai un mercato geograficamente molto ristretto (ex piccole cittadine),
– Quando rivendi un prodotto nuovo che la gente non cerca su Google,
– Quando operi in un settore in cui hai come concorrenti colossi del web (ad esempio se sei un agenzia immobiliare di Roma, scordati la SEO perché ci sono i vari portaloni tipo casa.it o immobiliare.it contro i quali non hai chance)

Cosa Serve per fare SEO:
Per iniziare un’attività di SEO è necessario che tu abbia un sito o un blog decente (sembrerebbe scontato, ma non lo è) e serve che ti affidi ad un professionista/agenzia specializzata in questa attività.

Per approfondire l’argomento puoi leggere l’articolo che ho scritto qualche mese fa intitolato “Cos’è la SEO, istruzioni per l’uso


Colonna n°2: Referral
referralsNel linguaggio internet per “Referral” vengono intesi link esterni che puntano al tuo sito (e che generano traffico). Ad esempio, se sei produttore di vernice, è probabile che i tuoi distributori abbiano sul loro sito un link che punta al tuo, per indicare il sito della casa madre del prodotto che rivendono: ecco, questo è un esempio di referral.

Come puoi svilupparli:
Quello dello sviluppo dei Referral è un tipo di attività che gli imprenditori spesso ignorano COMPLETAMENTE.

Cosa intendo per sviluppo dei referral: mettiamo il caso che tu sia un ristoratore che all’interno del proprio ristorante organizza anche ricevimenti nuziali. Quello che potresti fare è di contattare tutti i professionisti della tua città collegati al matrimonio (fotografi, negozi di abiti da sposa, negozi che vendono bomboniere, ecc ecc) chiedendo loro di scambiarvi dei link nei rispettivi siti (magari creando una pagina all’interno della quale presentate le Vs rispettive aziende). In questo modo otterrai due risultati: dare un servizio in più agli utenti del tuo sito (che magari era proprio in cerca anche di quegli altri professionisti) e aumentare il traffico al tuo sito, derivante dai link esterni che avrai accresciuto nel tempo.

Cosa serve per aumentare i Referral:
Per aumentare i referral serve impegno, costanza e pazienza. Devi cominciare questo tipo di cammino, consapevole che ci vorrà del tempo per ottenere un buon numero di Referral.


Colonna n°3: Social Network
social-media-I Social Network sono la terza colonna che può sostenere la visibilità del tuo sito. In realtà, sono una colonna che dovrebbe essere PORTANTE, visto l’importanza che hanno acquisito nel tempo.
I più diffusi sono i seguenti:

– Facebook,
– Linkedin,
– Google Plus,
– Twitter.

Quanti ne devi usare?

Questa domanda me la faceva su Facebook un utente qualche giorno fa. La riposta a questa domanda è: dipende.

Qual è il tuo target di cliente? In quali social è più facile intercettarlo?

In base alla risposta che ti dai a queste domande, potrai poi scegliere e individuare i social network più adatti a sostenere la visibilità online della tua azienda.

IMPORTANTE: una volta scelto su quali social network attivare la presenza della tua azienda, è FONDAMENTALE PRESIDIARE questa presenza.
La faccio semplice: è INUTILE avere la pagina Facebook aziendale se poi ci posti qualcosa due volte al mese e se hai 100 fan (di cui la metà sono parenti, amici e dipendenti). Devi essere PRESENTE postando con buona frequenza nuovi contenuti.

Cosa serve per sfruttare i Social:
Per sfruttare appieno le potenzialità dei social network per la tua azienda servono essenzialmente due cose:
1) Un piano di produzione di contenuti nuovi. Questo punto NON deve spaventarti. OGNI volta che propongo ad un mio cliente di presidiare ad esempio la propria pagina Facebook, automatica scatta la domanda:

“Ma quanto ci devo scrivere? Devo scrivere tutti i giorni? Perché non so se c’ho il tempo…”

Su questo aspetto devi stare tranquillo ed avere una mente più elastica, ti spiego perché.

o Parli tutti i giorni con i tuoi clienti? Si.
o I tuoi clienti ti fanno domande tutti i giorni sul tuo prodotto/servizio alle quali rispondi? Si.
o Ti capita spesso di dare consigli ai tuoi clienti? Si

Ecco i contenuti da mettere sulla tua pagina Facebook tutti i giorni. Posti le domande dei clienti e le tue risposte e/o i consigli che dai, e che ripeto, fai tutti i giorni da quando c’hai l’azienda. E a questa attività basta dedicare 10/15 minuti al giorno. Vuoi raccontarmi che non riesci a ritagliarti questo tempo per sfruttare questa opportunità?

2) Una strategia per l’aumento delle connessioni.
Se riesci a produrre con costanza contenuti da postare sui social, devi poi preoccuparti che qualcuno li veda. A questo proposito devi quindi elaborare una strategia che ti permetta di accrescere le tue connessioni, dove per connessioni intendo ad esempio, il numero di Fan alla pagina Facebook. Dico una banalità, ma è chiaro che se i tuoi contenuti li vedono 100 fan avrai un risultato inferiore rispetto a se li vedono 10.000 fan. Che tipo di strategia utilizzare dipende dai social che scegli di utilizzare, dalla tua azienda e da altri fattori. E’ utile in questo caso rivolgersi ad un’agenzia che possa supportarti in questa attività.


Colonna n°4: Email Marketing
Cos'è Email MarketingCaro vecchio email marketing, così tanto utile e così tanto maltrattato o ignorato dalle aziende.
L’email marketing è un’altra importante colonna che può supportare la visibilità della tua azienda online, che può essere usato da qualsiasi azienda abbia clienti che usano le email (quante NON rientrano in questa categoria? Mi sa davvero poche ormai…)

Se usato nella maniera corretta, ha un’efficacia straordinaria sia per intercettare nuovi clienti che per fidelizzare il rapporto coi clienti acquisiti. Non mi dilungo oltre, rimandandoti ad un approfondimento nell’articolo “Cos’è l’email Marketing: come, quando e perché usarlo”

Cosa serve per sfruttare l’email marketing:
Per usare con efficacia l’email marketing, servono di base due cose:

1) La produzione di contenuti di qualità da inviare per email ai tuoi clienti.
Intasare la casella di posta della tua lista con messaggi del tipo “COMPRA, COMPRA, COMPRA…” non serve a niente (anzi, è più probabile che danneggi la tua reputazione). Devi produrre contenuti utili per i tuoi clienti, come spiego in questo articolo sull’email marketing di successo.
2) Devi dotarti ASSOLUTAMENTE di uno strumento professionale per l’invio delle tue newsletter. Il perché te lo spiego in questo articolo. ATTENZIONE: non ignorare questo punto perché con le newsletter “fai da te” rischi di far danni, io t’ho avvisato.


Colonna n° 5: Pay Per Click
Pay per clickPer Pay Per Click si intendono le attività pubblicitarie a pagamento messe a disposizione dalla piattaforma Adwords di Google e quella di Facebook ADS (ne esistono altre ma queste due sono le più utilizzate). Funzionano in modo diverso, o meglio, ti permettono di intercettare due tipologie di pubblico diverse:

– Domanda consapevole con Adwords: ovvero hai la possibilità di dare visibilità alla tua azienda quando un utente ricerca su Google informazioni riguardanti il tuo prodotto o servizio,
– Domanda latente con Facebook ADS: ovvero cerchi di intercettare utenti che per tipologia demografica e tipo di interessi potrebbero rappresentare il tuo cliente target.

Li accomuna invece il funzionamento Pay Per click, ovvero metti a disposizione un budget che viene scalato man mano che gli utenti cliccano sul tuo annuncio.
Per approfondire i due argomenti puoi leggere questo articolo in cui parlo di Adwords: a chi serve e quando serve, mentre per Facebook ADS puoi legger il libro di Alessandro Sportelli “La pubblicità su Facebook”
Cosa serve per fare Pay Per Click:
[Adwords] Per fare una campagna Adwords servono:

– Budget: non pensare di fare una campagna da € 100, non servirebbe a niente. Devi investirci un po’, quanto dipende dal caso specifico.
– Professionisti che curino la campagna: Adwords è uno strumento complesso, può sembrarti di facile utilizzo, ma in realtà senza le dovute conoscenze ed ottimizzazioni il risultato quasi certo è la DISPERSIONE del budget, quindi ti sconsiglio il fai da te.

[Facebook ADS] per fare una campagna con Facebook ADS servono:

– Budget: idem come per Google,
– Professionisti che curino la campagna: rispetto ad Adwords, Facebook ADS potrebbe sembrare ancora più semplice ad una prima occhiata. Dalla mia esperienza però, anche in questo caso il fai da te non porta grandi risultati.


Colonna n° 6 Video Marketing:
Video MarketingYoutube fa miliardi di visualizzazioni di video. Su Facebook vedi sempre più video, e da un po’ ci sono anche le dirette.

Fare video marketing è semplicemente un altro modo di comunicare coi tuoi clienti, e anche questa attività, se fatta bene, può avere un’efficacia straordinaria.

Per quanto riguarda Youtube, ho scritto un articolo qualche settimana fa in cui spiegavo come fare SEO su Youtube.

Sia per Facebook che per Youtube comunque, alla base deve esserci una strategia su contenuti.

Cosa serve per fare Video Marketing:
Per fare video marketing la cosa più IMPORTANTE è una corretta strategia sui contenuti. Quello che NON deve preoccuparti è la qualità del video. Non che vadano bene video sfuocati o con l’audio pessimo, non è questo che intendo. Intendo però che non devi farti bloccare né dalla qualità tecnica del video (perché tanto ormai uno smartphone decente fa video di qualità sufficiente a essere pubblicati online), né dai dubbi sulle tue “perfomance” davanti alla telecamera: conta quello che dici, il messaggio che passi. Se fornisci “valore”, gli utenti non si preoccuperanno per niente della tua “interpretazione”: lo sanno che non fai l’attore, tranquillo.


Colonna n° 7 Portali a pagamento
hotel-bookingHai un albergo? Allora è probabile che tu non passa escludere di essere presente su booking,com o Expedia.

Hai un agenzia immobiliare? Allora è probabile che casa.it e immobiliare.it siano indispensabili fonti di clienti.

E se anche sei in un settore meno “dominato” dai portali a pagamento come i due precedenti, fai una verifica: esistono portali autorevoli nel tuo settore? Tu sei presente con la tua azienda? Magari scopri una fonte importante di visibilità che fino ad oggi avevi ignorato.


Colonna n°8: traffico diretto
traffico diretto al sito webIl traffico diretto al tuo sito consiste sostanzialmente nel traffico di persone che già conoscono la tua azienda. Le statistiche di Google Analytics tracciano come traffico diretto sostanzialmente il traffico di utenti che digitano direttamente su browser l’indirizzo del tuo sito (sto semplificando).
A me piace includere nel traffico diretto anche quello degli utenti che ti cercano su Google digitando direttamente il nome della tua azienda: “tecnicamente” non sarebbe traffico diretto perché proveniente da Google, ma in pratica è traffico generato da gente che già ti conosce.

Cosa serve per sfruttare il traffico diretto:
Sostanzialmente, basandosi sulla conoscenza della tua azienda e del tuo brand, influiscono sul traffico diretto tutte quelle azioni che fanno conoscere la tua azienda: fiere, pubblicità offline, pubbliche relazioni, organizzazione di eventi ecc ecc.


Da quante COLONNE è sostenuta la tua visibilità sul web?

visibilità webEccoci alla domanda fatidica…di tutte le possibilità che internet ti offre per aumentare la visibilità della tua azienda, tu quante ne stai sfruttando?

Provo a indovinare: due al massimo, tre per i più illuminati….

E di tutte le altre cosa ne fai, hai intenzione di continuare a trascurarle?

Tutto il discorso fatto fino ad ora serviva per presentarti quali sono le COLONNE che danno visibilità alla tua azienda sul web e per renderti cosciente che se ne sfrutti solo una o due, hai due PROBLEMI:

1) Stai sprecando tutte le altre opportunità,
2) Se le fonti (una o due) di visibilità che sfrutti adesso hanno qualche “problema” e perdono d’efficacia, ti trovi a piedi…

Quindi ragionaci, e se pensi di voler intervenire sulla visibilità online del tuo sito e hai bisogno di aiuto, scrivimi nella pagina contatti.

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Vuoi aumentare la tua visibilità online ma non sai da dove partire?
[Io posso AIUTARTI]

Sfruttare internet per aumentare il business dei miei clienti è il mio lavoro (nonchè la mia passione)…Se stavi cercando qualcuno a cui affidarti per questi servizi, allora possiamo parlarne.
Scrivimi qui e vedremo se posso esserti d’aiuto.
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